Il Caffè del Leone | di Pierantonio Reale
Sono ormai sei mesi chePianeta Siracusaracconta alla città le realtà sportive locali. Più conosco squadre e atleti aretusei, più mi domando se la nostra sia o meno una città davvero “sport-friendly”. Al di fuori del Siracusa Calcio, purtroppo, sono poche le realtà che riescono a intercettare un reale interesse collettivo. Losport a Siracusavive di paradossi.
Di sicuro il calcio, a livello nazionale, è lo sport più seguito. Di questo appeal beneficiano inevitabilmente i Leoni. Il Siracusa Calcio rappresenta la fede sportiva più radicata e richiama pubblico con naturale facilità.
Allo stesso tempo, tuttavia, lo scenario generale stupisce negativamente. Club di massima serie come ilTeamnetwork Albatronella pallamano e ilC.C. Ortigianella pallanuoto non riescono a riempire costantemente gli spalti. Manca un entusiasmo di massa, nonostante i tantissimi risultati di prestigio conquistati negli ultimi anni, capaci di dare lustro alla città persino in Europa.
La situazione peggiora ulteriormente se spostiamo lo sguardo sugli atleti degli sport individuali. PrendiamoMatteo Melluzzo: un talento straordinario, quasi un illustre sconosciuto tra noi siracusani a dispetto dei numerosi record giovanili e del titolo italiano assoluto nei 100 metri conquistato nel 2024.
Per l’opinione pubblica locale, Melluzzo è diventato “qualcuno” solo nel momento in cui ha corso la staffetta con Jacobs e Tortu alle Olimpiadi di Parigi. O ancora, pensiamo al pattinatoreVncenzo Maiorca: un fuoriclasse delle rotelle che probabilmente molti lettori non saprebbero riconoscere per strada, nonostante un palmarès da brividi.
Sicuramente, un modo per alzare il livello dellosport a Siracusasarebbe quello di curare la ferita sanguinante delle nostre infrastrutture. Ne abbiamo già parlato qualche settimana fa, accendendo i riflessi sulPala Pino Corso. Parliamo di una struttura sovraffollata, con decine di società costrette a spartirsi spazi millimetrici ogni weekend.
La situazione non migliora allapiscina Caldarella, spesso al centro di disagi cronici per gli atleti. A questo desolante quadro si aggiungono un pattinodromo che attende da tempo un rifacimento radicale e un campo da rugby non a norma. Proprio questa eccedenza di burocrazia e abbandono ha costretto laSyrako Rugbya emigrare a Ragusa per poter giocare.
Viene da chiedersi, allora, dove risieda il vero problema. È una questione di cultura sportiva di noi cittadini, forse pigri e assuefatti al solo richiamo del pallone? Oppure è la conseguenza diretta di una politica locale che per anni ha trattato lo sport come l’ultima delle voci di bilancio?
Senza strutture adeguate, lo sport muore. E senza l’abbraccio della propria città, anche i campioni più tenaci finiscono per sentirsi soli.
Siracusa ha l’oro tra le mani – nei club di Serie A, nelle piste di atletica, nelle vasche e sui campi di periferia – ma continua a comportarsi come se non sapesse cosa farsene. Se vogliamo davvero definirci una città di sport, non basta esultare per una promozione la domenica. Serve pretendere dignità per chiunque sudi per questi colori, ogni singolo giorno della settimana.

