C’è chi dice che la vita sia una questione di scelte, e chi, comeSamuele Cannoni, decide che non è necessario scegliere quando si hanno due grandi amori: il teatro e il basket. Arrivato a Siracusa per inseguire il sogno della recitazione tra le pietre millenarie dell’INDA, Samuel ha trovato il modo di far rimbalzare la palla a spicchi anche nella Città di Archimede.
Lo abbiamo incontrato per farci raccontare questo “doppio binario” che lo ha portato dalla storica tradizione cestistica di Siena fino ai colori del Siracusa Basket.
Samuel, partiamo dall’inizio. La tua storia sembra unire due mondi apparentemente distanti: il teatro e la pallacanestro. Com’è nata questa dualità?
«In realtà, respiro teatro sin da bambino. Mio padre è sempre stato un attore semiprofessionista in provincia di Siena; mi portava sempre alle prove e lì ho scoperto la mia passione per la recitazione e, soprattutto, per il doppiaggio. Dopo il liceo e una breve parentesi universitaria che non faceva per me, ho deciso di puntare tutto su questo mondo. Ho vinto i primi premi, ottenuto i primi contratti, ma sentivo il bisogno di entrare in un’accademia nazionale. Ho fatto provini ovunque: Roma, Milano, Torino… e Siracusa. Puntavo molto su Milano e Torino, ma alla fine il destino ha voluto che fossi preso qui all’INDA. Ed è così che mi sono trasferito.»
Insieme al copione, però, in valigia hai messo anche le scarpe da basket. Venire da Siena significa crescere a “pane e basket”, giusto?
«Assolutamente sì. Ho iniziato a sei anni nella Virtus Siena e ci sono rimasto fino alla fine del liceo. È stata una scuola di vita. Ricordo ancora quando, per via del numero elevato di ragazzi, ci divisero in due squadre, Gold e Silver. Io ero ancora in fase di crescita, meno atletico degli altri, e finii nel gruppo Silver sotto il nome di “Maginot Siena”, una società satellite. Fu un periodo bellissimo: arrivammo terzi a livello regionale e l’anno dopo eravamo primi, prima che il Covid fermasse tutto. Dopo il liceo sono passato al CUS Siena sotto la guida di Lorenzo Bicchi, un amico di famiglia e una persona squisita. Lì ho giocato tre anni, ottenendo anche una promozione in Serie D. È lì che sono cresciuto davvero prima di arrivare qui.»
Com’è avvenuto l’impatto con la realtà cestistica siracusana? Sappiamo che c’è di mezzo un approccio decisamente “social”.
«Proprio così! Appena arrivato a Siracusa, cercavo una squadra vicino a Ortigia, dove avevo trovato casa. Sapevo che c’erano l’Aretusa e il Siracusa che giocava in Serie C. Quindi, un po’ per gioco e un po’ per sfida, ho scritto un messaggio inDirectsu Instagram al Siracusa Basket. Mi hanno risposto subito e ho iniziato ad allenarmi con loro. L’anno scorso, però, non hanno potuto tesserarmi perché il roster era già al completo, quindi mi sono limitato ad allenarmi duramente per tutta la stagione.»
E quest’anno, finalmente, la svolta.
«Sì, quest’anno coach Peppe mi ha preso ufficialmente in squadra. Per me è un piccolo sogno che si realizza: esordire in Serie C e vestire questi colori. Poter rappresentare una città come Siracusa e la sua gente è un onore immenso. È un privilegio poter continuare il mio percorso nel basket parallelamente a quello nel teatro; non è una cosa scontata e ne sono profondamente grato ogni giorno.»
C’è una domanda che sorge spontanea: ti “stressa” di più una “prima” a teatro o scendere in campo per una gara decisiva dove il pubblico si aspetta la vittoria?
«Il teatro ti dà una disciplina ferrea che aiuta molto in campo, specialmente nella gestione della concentrazione. Di contro, la competitività e l’agonismo dello sport mi danno una carica che porto con me anche sul palcoscenico. Sono due tipi di adrenalina diversi, ma complementari. In campo c’è la fisicità, a teatro c’è l’emozione della parola, ma in entrambi i casi sei davanti a un pubblico e non puoi mentire.»

