C’è un filo invisibile che lega il parquet del PalaAkradina alle gloriose memorie del basket che fu. Un filo che oggi passa dalle mani diFederica Vicario, play delSiracusa Basket, cresciuta all’ombra di giganti e oggi guida di un gruppo che sta riscrivendo il presente dellaSerie C femminile. In questa intervista, il capitano racconta la sfida che attende le aretusee ad Agrigento.

​L’eredità della Trogylos Priolo nel DNA di Federica Vicario

​Federica, partiamo dalle tue radici. Sei cresciuta nella Trogylos Priolo, respirando l’aria della Serie A1. Quanto di quel “DNA vincente” e di quella disciplina hai portato con te e quanto senti pesare quella scuola nella tua mentalità?

​«Sono nata e cresciuta nella Trogylos Priolo, assorbendo fin da subito la mentalità di Santino Coppa e del suo team. Ero ancora una ragazzina quando mi portò in alcune trasferte nei momenti in cui la squadra era in difficoltà per via degli infortuni ed anche se restavo in panchina, respirare quell’atmosfera è stato fondamentale per rafforzare le mie radici. Impegno, dedizione e spirito di sacrificio erano i pilastri con cui si affrontava il campionato, tutti valori che porto ancora oggi dentro di me. Fanno parte del mio DNA e cerco ogni giorno di metterli in campo al massimo, sia in allenamento che in partita.»

​La rinascita del basket femminile a Siracusa

​Il basket femminile in provincia ha vissuto momenti di gloria immensa e poi anni bui. Oggi sei tra i punti di riferimento di una Siracusa che vuole tornare a contare: che effetto ti fa sentire che il testimone del basket d’eccellenza è ora nelle vostre mani?

​«Il basket femminile a questi livelli in provincia mancava da tempo. Noi abbiamo deciso di metterci in gioco e, passo dopo passo, siamo arrivate fin qui. Questo traguardo ci rende orgogliose, ma allo stesso tempo ci carica di una grande responsabilità non indifferente. Proprio per questo ognuna di noi darà sempre qualcosa in più del massimo, perché sentiamo forte la responsabilità di essere un punto di riferimento e uno stimolo per le più giovani, per quelle ragazzine che oggi iniziano a giocare e sognano, proprio come facevamo noi guardando la Trogylos.»

​Dalla chat tra amiche alla Final Four di Agrigento

​Venendo a questa stagione incredibile: sentivate fin dall’inizio che la Final Four fosse alla vostra portata o è stata una consapevolezza nata lungo il percorso? C’è stato un momento di svolta?

​«A maggio 2025 è iniziato tutto quasi per gioco, da un semplice messaggio. In poco tempo ci siamo ritrovate in quasi 25 ragazze pronte a rimetterci in gioco e a dare vita a qualcosa di nuovo. Alcune di noi si conoscevano già, con altre ci siamo incontrate direttamente sul campo. Molte erano ferme da anni, io in primis dal periodo del Covid. Nessuno si sarebbe aspettato che un gruppo formato da “nuove” e “vecchie” giocatrici potesse arrivare fin qui. Non è stato semplice: oggi abbiamo vite piene, lavoriamo, alcune hanno famiglia, altre sono mamme, altre ancora studiano. Abbiamo iniziato per gioco, ma strada facendo siamo diventate un vero gruppo, unito dalla passione. Non pensavamo fosse un obiettivo alla nostra portata, credo che stiamo realizzando solo adesso tutto ciò. Adesso però vogliamo continuare a sognare e proveremo a portarci la Serie B a casa!»

​La sfida decisiva: testa e cuore per la Serie B

​Sabato ad Agrigento giocherete la Final Four. In gare secche la tecnica conta, ma la testa di più. Da giocatrice d’esperienza, cosa dirai nello spogliatoio alle compagne più giovani per gestire l’ansia?

​«Partite come queste si preparano soprattutto con la testa. Nello spogliatoio direi alle più giovani di godersi il momento, perché occasioni così sono il motivo per cui facciamo tutti questi sacrifici. L’ansia è normale, anche io sono ansiosa, significa che ci teniamo a fare bene, ma non deve diventare un limite. Dobbiamo trasformare l’ansia in energia positiva, fidarci del lavoro fatto e delle compagne. Non dobbiamo fare qualcosa di straordinario, basta fare bene le cose semplici, INSIEME.»

​Un sogno chiamato crescita del territorio

​Infine, Federica, qual è il tuo sogno nel cassetto per questa maglia? Ti vedi a guidare questa squadra anche in una categoria superiore, chiudendo un cerchio iniziato tanti anni fa?

​«Il mio sogno è continuare a crescere insieme a questo gruppo e portarlo il più in alto possibile, costruire un’identità e contribuire a far crescere il basket femminile sul territorio: questa sarebbe la vittoria più grande. Personalmente sì, mi piacerebbe continuare a guidare questa squadra anche in un livello più alto, ma al di là della categoria il vero sogno è stato ricominciare a calcare il parquet, riprendere da dove mi ero fermata. Il basket è il mio ossigeno da quando avevo 6 anni, grazie a Sofia Vinci ho conosciuto questo meraviglioso sport: la dimensione perfetta dove il tempo si ferma e il cuore accelera.»

DiPierantonio Reale

Classe '97, avvocato e Direttore Editoriale di Pianeta Siracusa, progetto editoriale che ha fondato nel 2025. Sportivo per passione e cronista per vocazione, racconta le vicende e i protagonisti dello sport siracusano dentro e fuori dal campo.

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