Esultanza dei giocatori del Siracusa Calcio dopo la vittoria al Nicola De SimoneVittoria cuore Siracusa

Il Caffè del Leone | di Pierantonio Reale

La scomparsa di Umberto Bossi ha riaperto una ferita mai del tutto rimarginata: quella della questione Nord-Sud. Gli anni del “Senatùr” erano quelli in cui, dal prato di Pontida, si guardava alla Sicilia con un misto di sufficienza e pregiudizio, portando avanti un’idea di superiorità settentrionale basata sul Pil e sul disprezzo per il Meridione. 

Oggi, quel retaggio sembra aver trovato una nuova, grottesca forma di espressione nel nostro calcio. Parliamo di quella“spocchia” imprenditorialecalata dall’alto, di chi attraversa lo Stretto convinto di sbarcare in una colonia di incolti da educare. È la storia diAlessandro Riccia Siracusa e diValerio Antoninia Trapani: due figure che, dal Centro-Nord, sono arrivate con il piglio dei Re Mida, promettendo oro e vendendo, alla prova dei fatti, solo macerie gestionali.

Siracusa e Trapani si ritrovano oggi appaiate a 27 puntiappena sopra l’ultimo posto, entrambe reduci da una domenica fotocopia: una vittoria per2-1 acciuffata nei minuti finali. Se queste due piazze storiche si trovano in questa posizione di classifica, a lottare nel fango per un posto nei playout la colpa è esclusivamente digestioni scellerate. Le pesanti penalizzazioni che stanno azzoppando i cammini di azzurri e granata sono, infatti, il marchio di fabbrica di una presunzione che ha ignorato le regole, convinta che il nome o il portafoglio potessero sostituire la competenza e il rispetto delle scadenze. 

Eppure, nonostante le difficoltà e un presidente fuggito per nascondere la polvere dei suoi errori sotto al tappeto, a Siracusa, la squadra sta andando oltre l’ostacolo, spinta da una passione che non si compra e non si insegna. Stiamo lottando per i playout nongraziealla proprietà, manonostanteessa.

L’immagine simbolo di questo riscatto è tutta nel gol vittoria di ieri. Quella palla calciata daGudelevicius: un tiro che, a guardarlo bene, era debole, quasi stanco, non certo angolato. In un mondo normale, quella palla sarebbe stata preda facile del portiere o si sarebbe spenta lentamente sul fondo. Invece no.

Quel pallone è entrato perché lo abbiamo spinto noi. È sembrato quasi che la traiettoria sia stata deviata e trascinata in rete dall’urlo assordante del “De Simone”, da quel grido di rabbia e d’amore dei tifosi siracusani che si rifiutano di arrendersi al destino scritto da altri. È stata la vittoria del cuore contro la burocrazia dei fallimenti, della fame del Sud contro la spocchia di chi ha giocato con la nostra passione.

Possono toglierci i punti, possono regalarci deferimenti, ma finché ci sarà quel grido a spingere i leoni in campo, il Siracusa resterà vivo. Alla faccia di chi voleva essere Re Mida ed è rimasto solo nel suo esilio.

LEGGI ANCHE

DiPierantonio Reale

Classe '97, avvocato e Direttore Editoriale di Pianeta Siracusa, progetto editoriale che ha fondato nel 2025. Sportivo per passione e cronista per vocazione, racconta le vicende e i protagonisti dello sport siracusano dentro e fuori dal campo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*