Il Caffè del Leone

«La gente ha paura di ammettere quanto della vita dipenda dalla fortuna.». con questa frase si apriva il film di Woody Allen “Matchpoint” e nell’immagine simbolica della pallina da tennis che colpisce il nastro, esita un secondo sospesa in aria e poi cade da una parte o dall’altra, c’è esattamente l’istantanea di questo avvio di stagione del Siracusa.

Perché il calcio, specie nei campi di provincia del Girone I di Serie D, sa essere un drammaturgo cinico. Prendete Vibo Valentia: una prestazione solida, matura, di personalità, vanificata soltanto da un episodio incassato a un soffio dal triplice fischio. Risultato nel tribunale del bar? Squadra insufficiente, a tratti “scarsa”. Poi arriva il turno infrasettimanale di mercoledì contro il Gela: una gara contratta, a marce basse, risolta soltanto da una zampata al novantaduesimo. Risultato? Miracolosamente la percezione della prestazione si capovolge e diventa positiva.

Ieri, contro la Digiesse PraiaTortora, il nastro della pallina di Allen ha deciso di pendere di nuovo dalla nostra parte. L’episodio spartiacque sta tutto in quel pallone scagliato dall’attaccante calabrese contro il legno a porta praticamente sguarnita. Un centimetro più in là e staremmo qui a raccontare un’altra storia, a processare altre scelte, a inseguire altri fantasmi.

La verità è che queste ultime uscite ci hanno consegnato un Siracusa troppo legato all’imprevedibilità del singolo evento. La linea che separa un giudizio trionfalistico da una bocciatura solenne non può continuare a dipendere da pali e distrazioni al novantesimo.

Per smettere di affidare i propri destini alle moine della Dea Bendata c’è una sola ricetta: il dominio. Questa squadra ha la qualità tecnica e la struttura concettuale per prendere in mano il pallino del gioco, alzare il ritmo e imporlo per novanta minuti filati, senza lasciare che sia l’episodio a decidere chi deve sorridere al fischio finale.

Il dispendio energetico del tour de force appena concluso – tre partite vere in sette giorni – ha indubbiamente pesato sul serbatoio e sulla lucidità nei momenti chiave. Ma adesso, smaltita la tossina della fatica e riordinata la spina dorsale, il Siracusa ha il dovere di fare il salto di qualità definitivo. Dalla prossima gara non servirà soltanto vincere: servirà prendersi il campo, azzerare il caso e dimostrare che il talento, quando spinge a tavoletta, del nastro della pallina da tennis può anche fare a meno.

DiPierantonio Reale

Classe '97, avvocato e Direttore Editoriale di Pianeta Siracusa, progetto editoriale che ha fondato nel 2025. Sportivo per passione e cronista per vocazione, racconta le vicende e i protagonisti dello sport siracusano dentro e fuori dal campo.

Un pensiero su “Siracusa e il fattore episodi: la linea sottile tra impresa e fallimento”
  1. Ma il Siracusa ha giocatori talentuosi tali che del nastro della pallina da tennis può anche farne a meno? Vero è che il campionato di serie D girone I, reggina a parte, è di una mediocrità tale che il Siracusa sembra di una spanna superiore a tante altre, pur tuttavia mi auguro e auspico che la dea bendata in tante altre circostanze ci venga d’aiuto. Il campionato è, appena, iniziato ed è presto trarre giudizi. Avanti così.

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