Il Caffè del Leone | di Pierantonio Reale
Dopo una domenica sera come l’ultima, per noi tifosi azzurri il lunedì ha il sapore amaro della rassegnazione. Il Siracusa Calcio è ancora aritmeticamente in corsa per i playout, è vero, ma la partita di ieri è di quelle difficili da digerire. Non tanto per il punteggio o per l’ennesima occasione persa di accorciare sulle dirette concorrenti, quanto perché il pubblico del De Simone meritava un modo diverso per salutare – forse – il calcio professionistico.
D’altro canto, cosa si può rimproverare a questi ragazzi? Non è stata la loro miglior prestazione: sono sembrati contratti, quasi paralizzati dall’importanza del momento. Tuttavia, è facile immedesimarsi in loro. Ieri sera sentivano sulle gambe il peso di migliaia di anime che gli affidavano un’ultima preghiera: la salvezza. Non era loro compito reggere da soli l’intero peso di una città, eppure lo hanno fatto. Non solo ieri, ma per tutto questo nefasto 2026, da quando la proprietà è fuggita in Romania lasciando lo spogliatoio al freddo e senza stipendi.
La forza di questo gruppo è stata proprio questa: non lasciarsi abbattere, trasformare il fango in stimolo e non far ricadere sui tifosi le colpe di un presidente che, come Icaro, ha preteso di toccare il cielo con un dito prima di schiantarsi rovinosamente. L’ironia più atroce? La distanza dal Giugliano è di soli 11 punti: esattamente quelli sottratti dal Tribunale Federale per le inadempienze del “signore” di Bucarest.
Domenica prossima servirà un allineamento di pianeti perché i Leoni centrino i playout, ma il ringraziamento ai giocatori per l’impegno profuso in questa stagione impossibile è doveroso già da ora. C’è da star certi, però, che i ragazzi faranno di tutto affinché quella di ieri non sia stata l’ultima passerella stagionale al De Simone, tentando di regalarci un sogno.
Al prossimo lunedì, con la speranza che non sia l’ultimo in cui parleremo di Serie C.
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