Francesca Cutrale, capitana del Siracusa Basket femminile, alla vigilia della finale play-off di Serie C

IlSiracusa Basket femminilesi prepara alla finale dei play-off di Serie C, in programma domenica 17 maggio contro la 102 Erice. La matricola aretusea, alla sua prima stagione assoluta, si gioca l’accesso alla Serie B sotto la guida tecnica di coach Gigi Bordieri e con la presidenza di Elisabetta Caracò, affiancata dal vicepresidente Bonaiuto. Alla vigilia della sfida, abbiamo raccolto le parole della capitana Francesca Cutrale.

Il Siracusa Basket femminile esiste da appena un anno, ma in breve tempo è riuscito a raccogliere tante giocatrici del territorio pronte a rimettersi in gioco. Cosa vi ha spinto a rimettere gli scarpini e a intraprendere questa avventura?

Sicuramente la voglia di rimettersi in gioco dopo tanti anni di assenza dal parquet rappresentava una bella sfida personale, ma il desiderio di riportare finalmente il basket femminile in città era ancora più forte. Per questo, quando dalla società è giunta la proposta di riformare una squadra femminile, io in primis non ci ho pensato due volte: ho iniziato a contattare quante più ragazze possibili per coinvolgerle in questa avventura. Vedere così tante ragazze aderire a questo progetto è stata la conferma che la scintilla era ancora viva. Siamo tornate perché la sfida di far crescere il Siracusa Basket era troppo bella per non essere vissuta da protagoniste: volevamo dimostrare che, con la giusta motivazione, si può ricominciare da zero e restituire a questa città lo spettacolo della pallacanestro femminile.

L’ASD Siracusa Basket è una matricola che ha sorpreso tutti al suo esordio assoluto nel campionato di Serie C femminile. Come capitano, qual è stato il segreto per trasformare un gruppo nuovo in una macchina capace di arrivare a giocarsi la Serie B al primo colpo, superando anche lo scetticismo iniziale?

Essere una novità è stato, paradossalmente, il nostro punto di forza. Lo scetticismo iniziale non ci ha intimorite; al contrario, lo abbiamo usato come benzina per dimostrare il nostro valore.

Il vero segreto di questa squadra è stata la nostra incredibile capacità di evoluzione. Se ripenso alla prima partita di campionato, eravamo un gruppo di giocatrici che ancora doveva imparare a conoscersi e a leggere i movimenti l’una dell’altra. Ma, partita dopo partita, la crescita è stata esponenziale: siamo passate dall’essere “singoli individui” all’essere un blocco unico. Arrivare alla finale dei play-off con questa sintonia è stato il segno tangibile di quanto lavoro abbiamo fatto su noi stesse.

In questo percorso, la guida tecnica del nostro allenatore è stata fondamentale: coach Bordieri ha avuto il merito di darci un’identità precisa e di accelerare questo processo di integrazione, trasformando le individualità in un sistema tattico solido.

Come capitano, sono orgogliosa di come abbiamo abbattuto lo scetticismo iniziale mettendo da parte ogni individualismo. Per me l’ascolto è un fattore determinante e ritengo di aver ascoltato i bisogni, le necessità e anche le preoccupazioni della squadra: fondamentalmente, in questo successo, c’è ognuna di loro nel ruolo di capitano. Abbiamo seguito con fiducia il piano di gioco lottando su ogni pallone. Giocarci la Serie B al primo colpo non è stato un miracolo, ma il risultato di un gruppo che ha saputo trasformare l’ascolto e la conoscenza reciproca in una forza inarrestabile.

La 102 Erice ha dimostrato una forza d’urto notevole. Quanto cambierà il vostro approccio se le trapanesi dovessero rinunciare alla loro fisicità sotto canestro e quali contromisure avete preparato per limitare le loro bocche da fuoco esterne?

Erice è sicuramente una squadra forte e che punta molto sulla fisicità, questo lo abbiamo visto durante la semifinale contro Scicli, ma non ci lasciamo intimidire.

Non commetteremo l’errore di abbassare la guardia. Erice ha dimostrato di avere un roster profondo e la capacità di adattarsi: come nell’eventuale assenza di una giocatrice come Flavia Parrinello, il nostro approccio non cambierà nella sostanza. Dovremo essere ancora più brave a controllare i rimbalzi e a non concedere secondi tiri, sfruttando la nostra solidità per dettare il ritmo.

Per quanto riguarda la loro pericolosità sul perimetro, sappiamo che non possiamo concedere un centimetro. La contromisura principale sarà la comunicazione costante in difesa: dovremo essere aggressive e pronte nelle rotazioni per contestare ogni conclusione. Il segreto non sarà marcare il singolo, ma opporre un lavoro di squadra asfissiante.

Coach Bordieri ha preparato il match nei minimi dettagli e noi siamo pronte a sacrificarci l’una per l’altra per limitare il loro potenziale offensivo.

La finale era inizialmente prevista per metà aprile, ma lo slittamento al 17 maggio ha cambiato radicalmente le carte in tavola. Come avete lavorato in palestra con coach Gigi Bordieri per mantenere alta la tensione agonistica in questo mese supplementare di attesa e come avete evitato il rischio di “svuotarsi” mentalmente prima della palla a due?

Non nego che questo mese di attesa sia stato una sfida nella sfida. Il rischio di staccare la spina mentalmente era reale, ma è proprio qui che è emerso il valore del nostro gruppo e la competenza di coach Gigi Bordieri. Per evitare il rischio di perdere la concentrazione, abbiamo puntato tutto sullacoesione. Abbiamo parlato tanto tra di noi, abbiamo condiviso le fatiche e, soprattutto, ci siamo focalizzate su un unico obiettivo: dare il meglio in finale. Non abbiamo vissuto questo periodo come un’attesa estenuante, ma come tempo prezioso per arrivare alla palla a due ancora più pronte, più unite e con più fame. Se possibile, questo mese ha solo aumentato la nostra voglia di scendere in campo e dimostrare quanto valiamo.

Questa sfida è il culmine di un progetto fortemente voluto dalla presidentessa Elisabetta Caracò e dal vicepresidente Bonaiuto. Se chiudi gli occhi e pensi alla sirena finale di domenica, cosa rappresenterebbe per te, da leader di questo gruppo, riportare il basket femminile siracusano in una categoria nazionale dopo anni di sacrifici?

Se chiudo gli occhi, vedo molto più di una semplice vittoria sportiva. Vedo la realizzazione di un progetto dove si vuole ridare e concretizzare un’attenzione alla pallacanestro femminile e dunque uno spazio femminile.

Sarebbe il riscatto per tutti i sacrifici fatti dentro e fuori dal campo, per i momenti difficili e per le scommesse vinte contro tutto e tutti, sapendo quanto sia complicato emergere nel panorama sportivo in quanto squadra femminile. Infatti, è quando la nostra Presidentessa Elisabetta Caracò e il Vicepresidente Peppe Bonaiuto hanno deciso di credere in noi e di investire sul basket femminile in questa città che tutto è diventato più reale.

Portare a casa qualsiasi risultato sarebbe un’emozione indescrivibile, il modo più bello per dire “grazie” a chi ha reso possibile tutto questo e per ispirare le giovani atlete siracusane che domani vorranno avvicinarsi a questo sport.

DiPierantonio Reale

Classe '97, avvocato e Direttore Editoriale di Pianeta Siracusa, progetto editoriale che ha fondato nel 2025. Sportivo per passione e cronista per vocazione, racconta le vicende e i protagonisti dello sport siracusano dentro e fuori dal campo.

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